La Zecca di Fano

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La prima notizia certa della esistenza e attività di una zecca a Fano ci viene dal Codice Malatestiano dell’archivio comunale;   da esso apprendiamo che la coniazione di “pizoli novi” iniziò con Pandolfo III Malatesta nel 1414. Gli successe  Sigismondo Pandolfo  e si ritrovano ulteriori documenti di zecca che ci dicono che anche sotto questo Signore fu coniata moneta in grande quantità. Con incertezze e contraddizioni i documenti d’epoca ci indicano che fu il 1439 l’ultimo anno di coniazione dei piccioli malatestiani a Fano. Poiché non esistono monete a nome di Sigismondo, dobbiamo presumere che i piccioli coniati sotto quest’ultimo Signore fossero prodotti con gli stessi  coni usati dal padre. Caduti i Malatesta, a Fano si battè moneta piccola sotto le insegne del libero comune (Civitas Fani). Dal 1472 iniziano le emissioni sotto la diretta giurisdizione papale. Battono “piccioli” i Papi Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI e Giulio II. Da Paolo III iniziano le copiose emissioni di quattrini che proseguono con Pio IV, Pio V e Gregorio XIII, sotto il cui pontificato a Fano si inizia a battere anche moneta in argento. Abbiamo emissioni anche con Urbano VII, Gregorio XIV e Clemente VIII; con questo Papa cessa l’attività della zecca che riprenderà per un mese solo nel 1797 con l’emissione di madonnine e sampietrini, per poi cessare definitivamente.